Mobilità sanitaria, un Paese (già) “differenziato”

Mobilità sanitaria, un Paese (già) “differenziato”

Mentre la legge Calderoli resta in stand by, la “salute” del Servizio Sanitario Nazionale continua a peggiorare. Uno degli aspetti più critici riguarda la mobilità sanitaria interregionale: ne emerge una Italia divisa, dove il diritto alla cura varia a seconda del territorio, con gravi implicazioni non solo sociali ma soprattutto economiche; un Paese dove c’è un Nord che “incassa” e un Sud sempre più indebitato

La pronuncia della Corte Costituzionale in merito alla inammissibilità del quesito referendario sull’Autonomia differenziata rimanda ancora per un po’ di tempo il possibile e definitivo smantellamento della sanità pubblica italiana. La legge elaborata e avanzata dal leghista Calderoli, di cui «l’oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari», nonché anticostituzionali, muterà probabilmente nella forma ma non nella sostanza: il Nord, più efficiente, attrezzato e, come vedremo, più “attrattivo”, allo stato attuale non “incassa” abbastanza e non può aspettare le sue “sorelle minori”, più lente e arretrate, ossia le regioni del Sud. Appare quantomeno evidente che con l’Autonomia differenziata questa distanza è destinata inesorabilmente a consolidarsi.
Trattasi di un “consolidamento”, ovvio, perché questo divario, questa disuguaglianza nel diritto alla cura su base territoriale, ha ormai carattere “storico” nell’Italia postunitaria. Una distanza, quella tra Nord e Sud, che si evidenzia in moltissimi settori del nostro Servizio Sanitario Nazionale: dalle strutture ospedaliere alle apparecchiature specializzate, finanche al numero e alla specializzazione del personale medico e infermieristico, a livello regionale il servizio offerto dalla sanità pubblica è talmente eterogeneo e sbilanciato che il termine “nazionale” appare sempre più inappropriato.
«L’autonomia differenziata – ha recentemente dichiarato Vanda Valettini (segretaria CGIL in Liguria) – rappresenta un modello che si vuole applicare con due pesi e due misure a seconda dei grandi interessi privati che si vogliono favorire». E la sanità, in alcune regioni del Settentrione, rientra appieno tra questi “interessi”. A fotografare questa situazione sono sopraggiunti i dati del report “La mobilità sanitaria interregionale nel 2022”, pubblicato dalla Fondazione GIMBE lo scorso 11 febbraio. Un rapporto che ha accesso numerosi dibattiti, in quanto ha messo a nudo il gap fra le……

di Matteo Picconi

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